H-1B, la proroga da 100.000 dollari riapre il conflitto tra potere esecutivo e controllo giudiziario
Negli Stati Uniti la disciplina dell’immigrazione altamente qualificata è diventata, nel giro di un anno, uno dei terreni più evidenti di confronto tra politica migratoria, tutela del mercato del lavoro e limiti del potere presidenziale. La Casa Bianca ha prorogato fino al 21 settembre 2027 la restrizione che subordina l’ingresso di determinate categorie di lavoratori H-1B al pagamento di 100.000 dollari da parte del datore di lavoro e, parallelamente, ha imposto un coordinamento più stretto tra le amministrazioni federali per verificare anche i licenziamenti effettuati dalle imprese che chiedono di assumere lavoratori stranieri. La novità, tuttavia, nasce dentro un contenzioso ancora aperto: la policy attuativa del pagamento è stata dichiarata illegittima da un giudice federale e il First Circuit ha rifiutato, il 24 luglio 2026, di sospendere quella decisione durante l’appello.
Una proroga che non chiude il contenzioso
La proclamazione firmata il 18 settembre 2026 rinnova per altri dodici mesi l’impostazione introdotta nel settembre 2025. La restrizione riguarda i lavoratori H-1B che si trovano fuori dagli Stati Uniti e devono ottenere l’ammissione attraverso il procedimento consolare o altra forma di ingresso; restano previste eccezioni quando il Department of Homeland Security ritenga che l’assunzione risponda all’interesse nazionale e non pregiudichi la sicurezza o il benessere degli Stati Uniti.
La Casa Bianca giustifica la proroga richiamando la riduzione delle registrazioni provenienti dalle grandi imprese di staffing e outsourcing informatico, la diminuzione delle richieste di processing consolare e uno spostamento delle selezioni verso posizioni caratterizzate da livelli salariali e qualificazioni più elevati. La finalità dichiarata è quindi chiaramente selettiva: non ridurre in astratto l’immigrazione qualificata, ma restringere l’accesso ai lavoratori che l’amministrazione considera maggiormente sostitutivi rispetto alla forza lavoro statunitense.
Sul piano giuridico, però, la nuova proclamazione non cancella il problema già emerso davanti ai giudici federali. L’8 giugno 2026 il District Court del Massachusetts aveva dichiarato illegittima la policy con cui Department of Homeland Security e Department of State avevano dato attuazione al pagamento di 100.000 dollari. Il 24 luglio il First Circuit ha poi negato al Governo la sospensione della decisione durante l’appello, osservando che l’amministrazione non aveva dimostrato una forte probabilità di successo nel sostenere che le norme invocate attribuissero al Presidente il potere di imporre un onere finanziario di quella natura.
La distinzione è essenziale. Il Presidente dispone, ai sensi dell’Immigration and Nationality Act, di poteri molto ampi nel limitare o sospendere l’ingresso di determinate categorie di stranieri quando ritenga che esso sia contrario agli interessi degli Stati Uniti. Diverso è stabilire se quella potestà consenta anche di imporre, senza una specifica autorizzazione del Congresso, un pagamento di 100.000 dollari come condizione per l’ingresso.
Il First Circuit ha sottolineato che, quando il Congresso ha voluto autorizzare il Governo federale a imporre fees in materia migratoria, lo ha fatto espressamente, precisandone presupposti, modalità di riscossione e destinazione. La questione non riguarda quindi soltanto la ragionevolezza economica della misura, ma la fonte del potere utilizzato per introdurla.
Il controllo sui licenziamenti cambia la funzione del visto
Contemporaneamente alla proroga, il Presidente ha emanato un Executive Order che amplia il coordinamento amministrativo sul programma H-1B. Department of State, Department of Labor e Department of Homeland Security dovranno consultare anche Department of Commerce, Department of Education e Small Business Administration, utilizzando informazioni su salari, occupazione, condizioni industriali e qualificazioni professionali.
La disposizione più significativa impone alle autorità di considerare, nella valutazione delle labor condition applications, delle petitions, dei visti e dell’ingresso, se il datore di lavoro abbia effettuato nell’anno precedente licenziamenti che abbiano colpito lavoratori statunitensi in posizioni analoghe oppure preveda di effettuarli. Il Department of Labor dovrà inoltre iniziare, entro trenta giorni, una revisione dei dati contenuti nelle precedenti labor condition applications per verificare se vi siano situazioni che richiedano ulteriori interventi.
Il visto di lavoro viene così utilizzato non soltanto per verificare il rapporto fra impresa e lavoratore straniero, ma anche come strumento di politica del mercato del lavoro. L’amministrazione tenta di collegare la possibilità di reclutare professionalità all’estero al comportamento complessivo dell’impresa nei confronti della forza lavoro nazionale.
È un passaggio importante perché modifica la logica tradizionale dell’immigrazione qualificata. Il problema non è più soltanto verificare se lo straniero possieda una determinata professionalità e se l’impresa abbia un posto di lavoro disponibile, ma stabilire se l’ingresso del lavoratore sia coerente con una più ampia valutazione delle condizioni occupazionali nazionali.
Il confronto con la Carta blu europea
Il confronto con l’Unione europea mostra una tecnica giuridica molto diversa. La direttiva (UE) 2021/1883 sulla Carta blu UE seleziona i lavoratori altamente qualificati attraverso requisiti relativi alle qualificazioni professionali, alla durata del contratto e soprattutto alla retribuzione. La soglia salariale fissata dagli Stati membri deve collocarsi, in linea generale, tra una e 1,6 volte la retribuzione media annua lorda nazionale, con possibilità di riduzioni per alcune professioni caratterizzate da particolare fabbisogno o per determinati neolaureati.
Anche il diritto dell’Unione ammette quindi una selezione economica dell’immigrazione qualificata. La differenza è che essa viene costruita principalmente attraverso il salario minimo richiesto, le qualificazioni e, dove previsto, la verifica della situazione del mercato del lavoro. La stessa direttiva stabilisce espressamente che le fees richieste per l’esame delle domande non possano essere sproporzionate o eccessive.
In Italia la direttiva è stata recepita con il decreto legislativo 18 ottobre 2023, n. 152, che ha modificato la disciplina della Carta blu UE contenuta nell’articolo 27-quater del Testo unico immigrazione. Il sistema italiano mantiene una valutazione del mercato del lavoro e, secondo le informazioni ufficiali della Commissione europea, la fee amministrativa per la Carta blu è di 50 euro, oltre agli ordinari costi documentali. La comparazione non serve a stabilire quale sistema sia necessariamente più efficace, ma mostra due differenti modi di utilizzare il diritto dell’immigrazione per selezionare capitale umano: negli Stati Uniti attraverso una combinazione di quota, selezione ponderata, controllo occupazionale e forte barriera economica; nell’Unione europea principalmente attraverso qualificazione, retribuzione e condizioni di accesso definite dalla legge.
Immigrazione qualificata e separazione dei poteri
Il caso H-1B presenta infine un profilo che supera il settore migratorio. La controversia riguarda il confine tra una competenza presidenziale molto ampia in materia di ingresso degli stranieri e il potere del Congresso di imporre tributi e oneri finanziari. È proprio questo il punto sul quale il First Circuit ha mostrato maggiore cautela: una clausola che consente al Presidente di imporre restrizioni all’ingresso non equivale necessariamente a una delega sufficientemente chiara per creare un pagamento di 100.000 dollari.
Ne deriva una situazione istituzionalmente peculiare. L’Esecutivo ha rinnovato politicamente la misura e ne ha confermato la centralità nella propria strategia sull’immigrazione qualificata, mentre la policy che ne aveva consentito l’applicazione concreta continua a essere condizionata dalla decisione giudiziaria e dall’appello pendente. La proroga, quindi, non può essere letta come semplice conferma amministrativa di una disciplina ormai consolidata: è anche una prosecuzione del confronto sulla portata dei poteri presidenziali.
Il punto di fondo è destinato a rimanere centrale anche fuori dagli Stati Uniti. La migrazione per lavoro qualificato non è più soltanto una materia di visti e permessi di soggiorno. Sta diventando uno strumento di politica industriale, salariale e tecnologica, attraverso il quale gli Stati cercano contemporaneamente di attrarre competenze, proteggere il mercato interno e orientare le strategie delle imprese. Proprio per questo, quanto più la politica migratoria incide direttamente sull’organizzazione dell’economia, tanto più diventano decisive la base legislativa delle misure, la proporzionalità degli strumenti utilizzati e la possibilità di un controllo giurisdizionale effettivo.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
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