domenica 1 febbraio 2026

La presentazione della domanda di protezione internazionale nel nuovo Patto europeo su asilo e migrazione (articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 e articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351)

 La presentazione della domanda di protezione internazionale nel nuovo Patto europeo su asilo e migrazione

(articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 e articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351)

La disciplina della presentazione della domanda di protezione internazionale nell’Unione europea, così come delineata dai regolamenti (UE) 2024/1348 e 2024/1351, segna un deciso superamento dell’impostazione previgente fondata sulla direttiva 2013/32/UE e sul regolamento Dublino III. Con l’adozione di questi regolamenti, il legislatore europeo non si limita a uniformare le procedure di esame delle domande di asilo, ma trasferisce all’interno del nucleo stesso del procedimento una serie di obblighi precisi e vincolanti a carico del richiedente, finalizzati a garantire la correttezza procedurale, la cooperazione con le autorità competenti e il rispetto dei criteri di attribuzione di competenza tra Stati membri.

L’articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 inserisce nel regime procedurale di protezione internazionale (cioè nella disciplina che regola l’esame di merito e la revoca degli status) una sezione dedicata agli obblighi del richiedente ai fini della presentazione della domanda e dello svolgimento della procedura stessa. Pur non essendo qui riprodotto il testo integrale, il contenuto normativo è esplicitamente pensato per tradurre in obblighi giuridici quello che, in passato, veniva talora percepito come un dovere generico di “cooperazione”. Il regolamento afferma che il richiedente deve presentare la domanda di protezione internazionale nello Stato membro individuato secondo i criteri di competenza (con specifico richiamo all’articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351) e deve cooperare in modo pieno e continuativo con le autorità competenti. La cooperazione qui descritta non è meramente formale: include la produzione tempestiva e completa di dati personali, documenti di identità e ogni elemento utile rilevante ai fini della procedura; l’accettazione di modalità di comunicazione tra autorità e richiedente; l’obbligo di rendersi disponibile per il colloquio personale e per ogni atto procedurale necessario; nonché la permanenza nel territorio dello Stato competente salvo diversa indicazione dell’autorità. Il regolamento, quindi, esplicita la intima connessione tra la presentazione della domanda e l’adesione consapevole del richiedente al sistema procedurale europeo, con l’obiettivo di rendere l’esame uniforme e coerente tra gli Stati membri .

Parallelamente, l’articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351 – Obligations of the applicant and cooperation with the competent authorities – incarna il pilastro normativo che disciplina la presentazione della domanda nel quadro della determinazione dello Stato membro responsabile dell’esame e della cooperazione con le autorità. La norma prevede innanzitutto che la domanda di protezione internazionale debba essere effettivamente fatta e registrata nello Stato membro di primo ingresso (art. 17(1)); tale obbligo è formulato senza possibilità di deroga se non nei casi tassativi previsti al comma 2, che autorizzano la presentazione nello Stato membro che ha rilasciato un documento di soggiorno o un visto valido. Se il documento è scaduto o stato revocato, la domanda deve essere presentata nello Stato membro in cui il richiedente è presente al momento della domanda. Tale formulazione sostanzia un principio di ordine di ingresso che, combinato con i criteri di attribuzione di responsabilità, costituisce il nuovo sistema europeo comune di competenza, volto a limitare i cosiddetti movimenti secondari e a garantire una responsabilità statale chiara e prevedibile .

L’articolo 17 prosegue definendo l’obbligo di cooperare pienamente con le autorità competenti nella raccolta dei dati biometrici in conformità al regolamento 2024/1358 e nella comunicazione di tutti gli elementi e informazioni disponibili utili ai fini della determinazione dello Stato membro responsabile, con particolare riguardo alla produzione tempestiva di documenti di identità e alla partecipazione alle interviste. La cooperazione non riguarda solo la fase di attribuzione di competenza, ma si estende alla obbligatoria presenza nel territorio dello Stato membro competente nel corso della procedura di determinazione e, ove applicabile, nell’implementazione di un trasferimento verso lo Stato responsabile e, successivamente, nello Stato responsabile stesso. Infine, qualora sia notificata una decisione di trasferimento, l’articolo impone al richiedente di cooperare per l’esecuzione della decisione stessa .

La disciplina è quindi funzionale a ottenere una cooperazione procedurale effettiva: non si tratta di enunciare un principio astratto, ma di legare la presentazione della domanda alle concrete fasi del procedimento, dalla registrazione alla determinazione della responsabilità, fino all’effettiva esecuzione delle decisioni di trasferimento. In tal modo, lo Stato membro in cui il richiedente presenta la domanda di protezione non solo apre la procedura di merito (come previsto dal regolamento 2024/1348), ma acquisisce anche il ruolo di primo Stato membro coinvolto nel sistema di responsabilità delineato dal regolamento 2024/1351. Il patto così costituisce un’unica architettura normativa in cui la presentazione della domanda e la cooperazione con le autorità diventano momenti giuridici pregnanti e collegati, prodromici all’esame sostanziale e all’attribuzione di competenza nel sistema europeo comune di asilo .

In ultima analisi, quindi, la novità più significativa dei due articoli risiede nell’aver trasformato l’atto di presentare la domanda di protezione internazionale da un momento amministrativo di mera presa in carico da parte dell’ente statale a un atto procedurale caricato di obblighi giuridici specifici, verificabili e sanzionabili, connessi alla cooperazione, alla corretta attribuzione dello Stato responsabile e al rispetto delle regole del sistema comune europeo. Nell’orizzonte delineato dal legislatore europeo, il diritto di chiedere protezione internazionale non è più svincolato da doveri di corresponsabilità procedurale: esso si esercita entro confini giuridicamente costituenti del sistema di competenza e cooperazione tra gli Stati membri.

sabato 31 gennaio 2026

La justice italienne confirme la possibilité de convertir un titre de séjour pour soins médicaux en titre de travail

 

La justice italienne confirme la possibilité de convertir un titre de séjour pour soins médicaux en titre de travail

Une récente décision du Tribunal administratif régional de Ligurie a apporté une clarification importante en matière de droit de l’immigration en Italie : dans certaines conditions, un titre de séjour délivré pour soins médicaux peut encore être converti en titre de séjour pour travail, malgré les restrictions introduites par la réforme de 2023.

L’affaire concernait un ressortissant étranger ayant présenté une demande de titre de séjour pour soins médicaux avant l’entrée en vigueur du décret dit « Cutro ». Après avoir obtenu un contrat de travail à durée indéterminée, il avait demandé la conversion de son titre en titre de séjour pour travail salarié. La Questure avait rejeté la demande, estimant que la législation actuelle n’autorisait plus ce type de conversion.

Le Tribunal a écarté cette interprétation. Selon les juges, l’élément déterminant n’est pas la date de la demande de conversion, mais celle de la demande initiale de délivrance du titre de séjour pour soins médicaux. Lorsque cette demande initiale est antérieure à la réforme, le régime juridique précédent continue de s’appliquer, y compris la possibilité de conversion à des fins professionnelles.

La décision aborde également un autre argument fréquemment invoqué par l’administration : la prétendue tardiveté des demandes de conversion. Le Tribunal rappelle que le droit italien ne prévoit pas de délai de forclusion strict pour les demandes de renouvellement ou de conversion d’un titre de séjour, en l’absence d’une disposition législative expresse.

Cette décision renforce la sécurité juridique des étrangers concernés et limite les pratiques administratives excessivement restrictives développées après la réforme de 2023. Elle confirme également le rôle essentiel du juge administratif dans l’application cohérente des règles transitoires et dans la protection des principes fondamentaux tels que la sécurité juridique et la confiance légitime.

Le texte intégral de la décision et un commentaire juridique détaillé sont disponibles sur Calaméo au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a


Avv. Fabio Loscerbo

Italian Court Confirms Right to Convert Medical Residence Permits into Work Permits

 

Italian Court Confirms Right to Convert Medical Residence Permits into Work Permits

A recent ruling by the Regional Administrative Court of Liguria has clarified a key issue in Italian immigration law: under certain conditions, residence permits issued for medical treatment can still be converted into work permits, even after the restrictive reforms introduced in 2023.

The case involved a foreign national who had applied for a medical residence permit before the entry into force of the so-called Cutro Decree. After securing a permanent employment contract, he requested the conversion of his permit into a work-related residence permit. The police authorities rejected the application, claiming that such conversions were no longer allowed under the current legal framework.

The Court rejected this interpretation. According to the judges, the decisive factor is not the date on which the conversion request is submitted, but the date of the original application for the medical residence permit. If that application was filed before the reform came into force, the previous legal regime continues to apply, including the possibility of conversion for employment purposes.

The ruling also addresses a recurring administrative argument: the alleged late filing of conversion requests. The Court reaffirmed that Italian law does not impose a strict forfeiture deadline for applications to renew or convert residence permits, unless such a deadline is explicitly established by statute.

This decision strengthens legal certainty for migrants and curbs restrictive administrative practices that have proliferated since the 2023 reform. It also confirms the corrective role of administrative courts in ensuring that transitional rules are applied consistently and in line with fundamental legal principles.

The full judgment and a detailed legal commentary are available on Calaméo at the following link:
https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a


Avv. Fabio Loscerbo

Refuzimi i autorizimit të punës: punëtori i huaj nuk ka të drejtë ankimi Një vendim italian sqaron kush ka legjitimitet në procedurat e emigracionit për punë

 

Refuzimi i autorizimit të punës: punëtori i huaj nuk ka të drejtë ankimi

Një vendim italian sqaron kush ka legjitimitet në procedurat e emigracionit për punë

Një vendim i fundit i drejtësisë administrative italiane ka sjellë një sqarim të rëndësishëm në një nga fushat më të debatueshme të së drejtës së emigracionit: kush ka të drejtë të kundërshtojë refuzimin e një autorizimi pune kur bëhet fjalë për hyrjen e një punëtori të huaj që banon jashtë Italisë.

Çështja lidhet me nenin 22 të Tekstit të Unifikuar Italian për Emigracionin, i cili rregullon hyrjen e shtetasve jo të Bashkimit Evropian për punë të varur. Procedura është e ndërlikuar dhe e strukturuar në disa faza të njëpasnjëshme, duke filluar nga kërkesa e paraqitur nga punëdhënësi dhe duke përfunduar vetëm më vonë me lëshimin e vizës së hyrjes dhe lejes së qëndrimit për punëtorin.

Sipas gjykatës administrative, ky dallim midis fazave të ndryshme të procedurës është vendimtar.

Në fazat fillestare, që lidhen me kërkesën, konfirmimin ose refuzimin e autorizimit të punës, interesi juridikisht i mbrojtur i përket ekskluzivisht punëdhënësit. Është punëdhënësi ai që nis procedurën, komunikon me Sportelin e Vetëm për Emigracionin dhe mban përgjegjësitë ligjore dhe afatet e parashikuara nga ligji.

Në këtë fazë, punëtori i huaj nuk gëzon ende një pozitë juridike të mbrojtur. Gjykata është e qartë: punëtori ka vetëm një interes faktik për përfundimin pozitiv të procedurës, i cili nuk mjafton për të justifikuar një ankim gjyqësor. Si pasojë, në rast refuzimi ose revokimi të autorizimit të punës, punëtori i huaj nuk ka të drejtë të paraqesë ankim. Legjitimiteti për të vepruar i takon vetëm punëdhënësit që ka paraqitur kërkesën.

Ky orientim gjyqësor analizohet në mënyrë të detajuar në një publikim të disponueshëm në Calaméo, i aksesueshëm në lidhjen e mëposhtme:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(lidhje direkte: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

Publikimi vë në dukje pasojat praktike të këtij interpretimi, veçanërisht në lidhje me strategjitë gjyqësore që ende përdoren gjerësisht në praktikë. Ankime të paraqitura vetëm nga punëtorët e huaj, pa përfshirjen e drejtpërdrejtë të punëdhënësit, janë të destinuara të shpallen të papranueshme, me pasoja të qarta në kohë, kosto dhe efektivitet të mbrojtjes juridike.

Vetëm në fazat e mëvonshme të procedurës, që lidhen me lëshimin e vizës së hyrjes dhe lejes së qëndrimit, lindin të drejta juridike drejtpërdrejt të atribuueshme punëtorit dhe të mbrojtshme në mënyrë autonome para gjykatës. Përpara këtij momenti, rendi juridik italian i jep përparësi interesit publik për kontrollin e flukseve migratore dhe interesit privat të punëdhënësit.

Ky vendim përfaqëson një lexim klasik dhe të strukturuar të së drejtës së emigracionit, duke theksuar nevojën për të ndarë qartë rolet dhe përgjegjësitë në procedurat e emigracionit për punë. Njëkohësisht, ai dërgon një mesazh të qartë për profesionistët e së drejtës dhe për subjektet e interesuara: në këtë fushë, të dish kush ka të drejtë të veprojë në gjykatë është po aq e rëndësishme sa të dish cilin akt mund të kundërshtosh.

Publikimi në Calaméo përbën një mjet të dobishëm për të kuptuar kufijtë aktualë të mbrojtjes gjyqësore në fushën e emigracionit për punë në Itali.

Avokat Fabio Loscerbo

Refus de l’autorisation de travail : le travailleur étranger ne peut pas former de recours Une décision italienne clarifie la question de la qualité pour agir en matière d’immigration professionnelle

 

Refus de l’autorisation de travail : le travailleur étranger ne peut pas former de recours

Une décision italienne clarifie la question de la qualité pour agir en matière d’immigration professionnelle

Une récente décision de la justice administrative italienne a apporté une clarification nette sur un point souvent source de confusion dans le droit de l’immigration : qui peut contester le refus d’une autorisation de travail lorsqu’il s’agit de l’entrée d’un ressortissant étranger résidant à l’étranger.

La question s’inscrit dans le cadre de l’article 22 du Texte unique italien sur l’immigration, qui régit l’entrée des citoyens non européens pour travail salarié. La procédure est structurée en plusieurs phases distinctes, allant de la demande d’autorisation présentée par l’employeur jusqu’à la délivrance, à un stade ultérieur, du visa d’entrée et du titre de séjour au travailleur.

Selon le juge administratif, cette distinction entre les différentes phases de la procédure est déterminante.

Dans les phases initiales, celles relatives à la demande, à la confirmation ou au refus de l’autorisation de travail, l’intérêt juridiquement protégé est exclusivement celui de l’employeur. C’est l’employeur qui initie la procédure, qui dialogue avec le Guichet unique pour l’immigration et qui est tenu de respecter les délais et obligations prévus par la loi.

Le travailleur étranger, à ce stade, ne dispose pas encore d’une position juridique protégée. La juridiction administrative est explicite : il ne bénéficie que d’un intérêt de fait à l’issue favorable de la procédure, insuffisant pour fonder un recours juridictionnel. En conséquence, en cas de refus ou de révocation de l’autorisation de travail, le travailleur étranger ne peut pas saisir le juge. La qualité pour agir appartient uniquement à l’employeur.

Cette orientation jurisprudentielle est analysée en détail dans une publication récemment mise en ligne sur Calaméo, accessible à l’adresse suivante :
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(lien direct : https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

L’étude met en évidence les effets pratiques de cette interprétation, notamment sur les stratégies contentieuses encore fréquemment utilisées. Les recours introduits uniquement par les travailleurs étrangers, sans l’implication directe de l’employeur, sont voués à l’irrecevabilité, avec des conséquences concrètes en termes de délais, de coûts et de protection juridique effective.

Ce n’est que dans les phases ultérieures, relatives à la délivrance du visa d’entrée et du titre de séjour, que naissent des droits directement rattachables au travailleur et susceptibles d’un contrôle juridictionnel autonome. Avant ce moment, le droit italien privilégie l’intérêt public à la gestion des flux migratoires et l’intérêt privé de l’employeur.

Cette décision s’inscrit dans une lecture classique et structurée du droit de l’immigration, rappelant que, dans les procédures d’entrée pour travail, il est essentiel de distinguer clairement les rôles et les responsabilités. Elle adresse également un message clair aux praticiens et aux intéressés : dans ce domaine, savoir qui peut agir en justice est aussi important que de savoir quel acte peut être contesté.

La publication Calaméo constitue, à cet égard, un outil utile pour comprendre les limites actuelles de la protection juridictionnelle en matière d’immigration professionnelle en Italie.

Avv. Fabio Loscerbo

Episod i ri shumëgjuhësh i podkastit “E Drejta e Emigracionit” tani i disponueshëm: konvertimi i lejes sezonale dhe kontrolli administrativ

 Episod i ri shumëgjuhësh i podkastit “E Drejta e Emigracionit” tani i disponueshëm: konvertimi i lejes sezonale dhe kontrolli administrativ

Një episod i ri i podkastit E Drejta e Emigracionit është tashmë online, i kushtuar një teme me rëndësi të lartë juridike dhe praktike: konvertimi i lejes së qëndrimit për punë sezonale, kufijtë e vonesës në paraqitjen e kërkesës dhe kontrolli gjyqësor mbi veprimtarinë administrative, në dritën e jurisprudencës më të fundit të Gjykatës Administrative Rajonale të Emilia-Romanjës.

Episodi analizon një vendim gjyqësor që sjell sqarime thelbësore mbi praktikën e Sporteleve Unike të Emigracionit, me fokus të veçantë te garancitë procedurale, verifikimi i kriterit të 39 ditëve pune dhe koncepti i “arsyeshmërisë” në paraqitjen e kërkesës për konvertim. Vendimi përjashton shprehimisht refuzimet automatike dhe interpretimet thjesht formaliste nga ana e administratës.

Për të garantuar akses maksimal dhe shpërndarje sa më të gjerë, episodi është publikuar në disa gjuhë, të gjitha të disponueshme në Spreaker përmes lidhjeve të mëposhtme:

Versioni në gjuhën arabe
https://www.spreaker.com/episode/thwyl-tsryh-alaqamt-ll-ml-almwsmy-altakhyr-fy-tqdym-altlb-walrqabt-aladaryt-twdyhat-almhkmt-aladaryt-alaqlymyt-laymylya-rwmanya--69217318

Versioni në gjuhën frënge
https://www.spreaker.com/episode/conversion-du-titre-de-sejour-pour-travail-saisonnier-tardivete-et-controle-administratif--69217336

Versioni në gjuhën angleze
https://www.spreaker.com/episode/conversion-of-a-seasonal-residence-permit-late-filing-and-administrative-review--69217338

Versioni në gjuhën spanjolle
https://www.spreaker.com/episode/conversion-del-permiso-de-residencia-por-trabajo-estacional-extemporaneidad-y-control-administrativo--69217335

Versioni në gjuhën shqipe
https://www.spreaker.com/episode/konvertimi-i-lejes-se-qendrimit-per-pune-sezonale-vonesa-ne-paraqitjen-e-kerkeses-dhe-kontrolli-administrativ--69217337

Kjo nismë bën pjesë në një aktivitet të vazhdueshëm të divulgimit juridik, me qëllim që e drejta e emigracionit të bëhet e kuptueshme për një publik të gjerë dhe shumëgjuhësh, duke vënë në pah ndikimin konkret të praktikave administrative mbi të drejtat e personave të huaj.

Avv. Fabio Loscerbo

venerdì 30 gennaio 2026

The EU long-term residence permit is valid across Europe


 

Residence Permit Conversion: A Key Court Ruling


 

إيطاليا تعترف بالحماية التكميلية: عندما يصبح الاندماج درعًا قانونيًا

 إيطاليا تعترف بالحماية التكميلية: عندما يصبح الاندماج درعًا قانونيًا

في قرار إداري مهم، أكدت إيطاليا مرة أخرى أن الاندماج الفعلي في المجتمع يمكن أن يلعب دورًا حاسمًا في حماية الأجانب من الإبعاد. ففي 18 ديسمبر 2025، منحت اللجنة الإقليمية للاعتراف بالحماية الدولية في جنوة الحماية التكميلية لأحد المواطنين الأجانب، معتبرة أن إعادته القسرية إلى بلده الأصلي ستؤدي إلى انتهاك غير متناسب لحقوقه الأساسية.

وقد نُشر القرار كاملًا وهو متاح للاطلاع العام على الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/00807977586f4b5d40bb2

الحماية التكميلية هي شكل خاص من أشكال الحماية المنصوص عليها في القانون الإيطالي، وتحديدًا في المادة 19 من قانون الهجرة (المرسوم التشريعي رقم 286 لسنة 1998). وتُمنح في الحالات التي لا تتوافر فيها شروط صفة اللاجئ أو الحماية الفرعية، ولكن يكون فيها الطرد أو الترحيل مخالفًا للالتزامات المتعلقة بحماية الحقوق الأساسية، ولا سيما الحق في الحياة الخاصة والعائلية.

في هذه القضية، رفضت لجنة جنوة منح صفة اللاجئ والحماية الفرعية، لكنها أجرت تقييمًا مستقلًا ومحددًا للوضع الشخصي لصاحب الطلب. وقد تمثّل العنصر الحاسم في درجة الاندماج الحقيقي في المجتمع الإيطالي، وخاصة على الصعيدين الاجتماعي والمهني. واعترفت اللجنة بأن الشخص المعني بنى علاقات مستقرة وعميقة في إيطاليا، وأن إبعاده سيؤدي إلى ضرر جسيم وغير قابل للإصلاح.

وتكمن أهمية هذا القرار في منطقه القانوني؛ إذ لم يُنظر إلى الاندماج باعتباره مكافأة أو عنصرًا شكليًا، بل كجزء جوهري من الحياة الخاصة للشخص، وهي حياة محمية بموجب المعايير الأوروبية لحقوق الإنسان. وخلصت اللجنة إلى أن الترحيل في هذه الحالة سيشكل تدخّلًا غير متناسب في هذه الحقوق.

ويعكس هذا القرار توجهًا متزايدًا في الممارسة الإدارية الإيطالية، حيث تُفهم الحماية التكميلية على أنها ضمانة قانونية جوهرية وليست إجراءً ثانويًا أو استثنائيًا. وهو تأكيد على أن سياسات ضبط الهجرة يجب أن تُوازن دائمًا مع واجب احترام الكرامة الإنسانية والحقوق الأساسية.

بالنسبة للأجانب المقيمين في إيطاليا، يحمل هذا القرار رسالة واضحة: بناء روابط حقيقية وموثقة مع المجتمع الإيطالي يمكن أن تكون له آثار قانونية ملموسة. فالعمل، والعلاقات الاجتماعية، والاستقرار طويل الأمد ليست مجرد وقائع حياتية، بل قد تصبح عناصر حاسمة في منع الإبعاد.

أما بالنسبة للمحامين والمهنيين في هذا المجال، فيُعد قرار جنوة مثالًا عمليًا مهمًا على كيفية تطبيق الحماية التكميلية، ويُظهر أن القانون الإيطالي يوفّر أدوات حماية حتى في الحالات التي يُرفض فيها طلب الحماية الدولية.

وفي ظل استمرار الجدل الأوروبي حول الهجرة، يؤكد هذا القرار مبدأً أساسيًا: الاندماج مهم، ليس فقط من الناحية الاجتماعية، بل من الناحية القانونية أيضًا.

Avv. Fabio Loscerbo

Benvenuti su "Osservatorio Giuridico dell'Immigrazione"

Benvenuti su "Osservatorio Giuridico dell'Immigrazione" , un blog dedicato all'analisi approfondita delle normative, della...