Il 21 settembre 2026 la Corte costituzionale è chiamata a esaminare una questione destinata ad avere effetti rilevanti sul sistema delle convalide e delle proroghe del trattenimento dei richiedenti protezione internazionale.
La questione è stata sollevata dalla Corte d’appello di Lecce e riguarda la disciplina introdotta dal decreto-legge n. 145 del 2024, convertito nella legge n. 187 del 2024, che ha trasferito alla Corte d’appello in composizione monocratica la competenza sulle convalide e sulle proroghe del trattenimento dei richiedenti asilo, in precedenza attribuita alla sezione specializzata del Tribunale.
Il problema non riguarda soltanto l’individuazione del giudice competente. Il nuovo assetto incide infatti direttamente sulle garanzie processuali predisposte per un procedimento che ha ad oggetto la libertà personale dello straniero.
Particolare attenzione merita il regime dell’impugnazione. La disciplina prevede il ricorso per Cassazione entro cinque giorni e limita i motivi utilizzabili a quelli riconducibili alle lettere a), b) e c) dell’articolo 606, comma 1, del codice di procedura penale. Il sistema si innesta, inoltre, sugli effetti prodotti dalla sentenza della Corte costituzionale n. 39 del 2025.
Il dubbio sollevato dal giudice rimettente riguarda la compatibilità complessiva di questa architettura con le garanzie costituzionali che devono accompagnare ogni misura incidente sulla libertà personale. La questione, quindi, non è meramente organizzativa: occorre verificare se la combinazione tra giudice monocratico, termini estremamente brevi e motivi di ricorso limitati assicuri un controllo giurisdizionale realmente effettivo.
Nel contenzioso in materia di trattenimento il tempo ha una funzione decisiva. Una tutela teoricamente disponibile ma esercitabile entro termini tanto ristretti da renderne difficoltosa la concreta predisposizione rischia di perdere parte della propria effettività. Allo stesso modo, la semplificazione del rito non può trasformarsi in una riduzione del controllo giurisdizionale su una misura che incide direttamente sull’articolo 13 della Costituzione.
La decisione della Consulta potrà quindi incidere non soltanto sulle competenze degli uffici giudiziari, ma sull’intero equilibrio tra efficienza del sistema dei trattenimenti e tutela effettiva della libertà personale.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista