Immigrazione e Schengen: quando è legittimo ripristinare una frontiera interna?

Il controllo delle frontiere interne dell’Unione europea torna al centro del confronto tra sicurezza nazionale e libertà di circolazione. Il Parere della Commissione europea C/2026/4078, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione il 24 luglio 2026, affronta direttamente il mantenimento dei controlli italiani al confine con la Slovenia.

L’Italia ha giustificato la misura richiamando il rischio terroristico, la rotta balcanica, il traffico di migranti e i movimenti secondari. I numeri indicati sono rilevanti: centinaia di persone individuate tramite segnalazioni SIS, centinaia di arresti e oltre diecimila attraversamenti irregolari intercettati nel periodo considerato.

La Commissione non minimizza queste esigenze. Riconosce la complessità del quadro e la legittimità delle preoccupazioni italiane. Il punto critico riguarda però la proporzionalità: secondo Bruxelles non è stato dimostrato in modo sufficientemente specifico perché proprio il controllo di frontiera interna debba continuare e perché strumenti alternativi non siano adeguati.

Tra questi strumenti vengono richiamati i pattugliamenti congiunti, la cooperazione transfrontaliera, i controlli di polizia mirati e le nuove procedure di trasferimento previste dal Codice frontiere Schengen. La direzione indicata dalla Commissione è chiara: maggiore cooperazione operativa e minore dipendenza dal ripristino prolungato delle frontiere interne.

Il principio è importante. Schengen non impedisce agli Stati di reagire a minacce serie, ma pretende che il ripristino dei controlli resti eccezionale, necessario e proporzionato. Una misura nata come temporanea non può trasformarsi in una normalità amministrativa senza una motivazione sempre più rigorosa.

La questione è particolarmente attuale nel nuovo contesto europeo, segnato dalla lotta ai movimenti secondari e dalla riorganizzazione delle responsabilità tra Stati membri. Più l’Unione chiede cooperazione nella gestione dell’asilo e dei rimpatri, più sarà difficile giustificare il ritorno stabile a logiche di confine interno.

Il parere della Commissione non nega quindi il problema della sicurezza. Chiede però che la risposta sia costruita nel rispetto della logica di Schengen: controllare sì, ma dimostrando perché proprio il controllo di frontiera sia indispensabile e perché gli strumenti ordinari non siano sufficienti.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428