Lavoratori stranieri formati all’estero: il SIISL apre un nuovo canale tra formazione e ingresso in Italia
Una nuova funzionalità del SIISL consente di valorizzare i profili dei cittadini stranieri che hanno completato nei Paesi di origine i programmi di formazione previsti dall’art. 23 del Testo unico immigrazione. L’obiettivo è favorire l’incontro con i datori di lavoro italiani prima dell’ingresso nel territorio nazionale.
Si rafforza il collegamento tra formazione nei Paesi di origine e ingresso regolare in Italia per motivi di lavoro.
Con il decreto interministeriale del 22 giugno 2026 sono state definite le modalità di iscrizione al Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL) dei cittadini stranieri che abbiano completato percorsi di formazione professionale e civico-linguistica realizzati all’estero ai sensi dell’art. 23 del d.lgs. n. 286/1998.
La novità è particolarmente interessante perché interviene su uno dei problemi strutturali dell’immigrazione per lavoro: la difficoltà di creare un collegamento efficace tra i fabbisogni delle imprese italiane e lavoratori che si trovano ancora nei Paesi di origine.
L’art. 23 del Testo unico immigrazione prevede infatti uno specifico canale per i cittadini stranieri che abbiano completato programmi di formazione professionale e civico-linguistica approvati secondo la disciplina ministeriale.
Si tratta di un meccanismo distinto dall’ordinario sistema delle quote. I lavoratori che abbiano completato positivamente tali percorsi possono fare ingresso in Italia per lavoro subordinato, a seguito della richiesta nominativa di un datore di lavoro, al di fuori delle quote stabilite dal decreto flussi.
La nuova disciplina del SIISL interviene precisamente nella fase precedente all’assunzione.
L’iscrizione dei cittadini stranieri formati all’estero avviene attraverso i soggetti proponenti dei programmi formativi. I relativi dati vengono trasmessi al SIISL attraverso l’interoperabilità con la Piattaforma Ingressi Formati all’Estero (PIF).
Il sistema consente quindi di valorizzare il profilo professionale della persona che ha concluso il percorso e di renderlo utilizzabile nell’ambito dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
La novità non consiste, dunque, nella creazione di un nuovo permesso di soggiorno né nell’introduzione di un autonomo diritto all’ingresso.
Il presupposto giuridico resta quello previsto dall’art. 23 TUI: il cittadino straniero deve avere completato uno dei programmi di formazione professionale e civico-linguistica previsti dalla disposizione e l’ingresso per lavoro richiede l’attivazione della relativa procedura da parte del datore di lavoro.
Ciò che cambia è soprattutto l’infrastruttura attraverso la quale quel lavoratore può essere individuato dalle imprese italiane.
Il SIISL, istituito presso il Ministero del Lavoro e gestito dall’INPS, nasce infatti come piattaforma destinata a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. L’estensione ai cittadini stranieri formati all’estero consente ora di utilizzare questo strumento anche prima dell’ingresso del lavoratore in Italia.
Dal punto di vista delle politiche migratorie, si tratta di un passaggio significativo.
Il tradizionale sistema del decreto flussi parte essenzialmente dalla richiesta del datore di lavoro e dalla disponibilità delle quote annualmente o pluriennalmente programmate. Il meccanismo dell’art. 23 segue invece una logica differente: formare preventivamente il lavoratore nel Paese di origine e favorirne successivamente l’ingresso in relazione alle esigenze del mercato del lavoro italiano.
La formazione non riguarda esclusivamente le competenze professionali. I programmi devono comprendere anche una componente civico-linguistica, destinata a fornire conoscenze linguistiche e strumenti utili al successivo inserimento nel contesto sociale e lavorativo italiano.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’istituto.
L’ingresso per lavoro non viene considerato come un momento isolato, ma come la fase conclusiva di un percorso iniziato prima della partenza: individuazione delle competenze, formazione professionale, conoscenza della lingua e successivo incontro con il datore di lavoro.
Per le imprese, il sistema può rappresentare uno strumento ulteriore per reperire professionalità difficilmente disponibili sul mercato nazionale.
Per i cittadini stranieri, invece, può offrire un canale di ingresso regolare fondato su competenze già acquisite e su una prospettiva lavorativa concreta.
Naturalmente l’efficacia del modello dipenderà dalla sua applicazione pratica: numero e qualità dei programmi approvati, effettivo utilizzo della piattaforma da parte delle imprese, tempi amministrativi per il rilascio del nulla osta e capacità di far corrispondere la formazione svolta all’estero ai reali fabbisogni produttivi italiani.
La direzione normativa, tuttavia, è chiara: affiancare al sistema quantitativo delle quote un modello nel quale una parte dell’immigrazione per lavoro venga programmata anche attraverso formazione preventiva, competenze professionali e incontro anticipato tra lavoratore e impresa.
Per professionisti, imprese ed enti che operano nel settore dell’immigrazione sarà quindi opportuno seguire con attenzione l’attuazione del nuovo sistema. L’art. 23 TUI, tradizionalmente meno utilizzato rispetto ai normali ingressi attraverso il decreto flussi, potrebbe assumere un ruolo molto più significativo nella programmazione dell’immigrazione lavorativa dei prossimi anni.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428