Manica, la cooperazione franco-britannica ferma 185 partenze: il controllo delle frontiere torna a essere una funzione stabile dello Stato
Nei primi tre mesi del nuovo accordo tra Regno Unito e Francia, le unità francesi finanziate da Londra hanno impedito 185 tentativi di partenza attraverso la Manica, coinvolgendo circa 4.300 migranti. Secondo i dati diffusi il 21 agosto dal governo britannico,
l’intervento comprende il blocco delle imbarcazioni prima della partenza, il sequestro di mezzi e motori e l’azione contro le reti di trafficanti.
Il dato è interessante perché mostra un progressivo spostamento dalla gestione emergenziale degli sbarchi alla costruzione di un apparato permanente di controllo. L’accordo prevede nuove unità operative sulle coste francesi, sorveglianza con droni, elicotteri e sistemi di telecamere, mentre a Dunkerque è in costruzione un centro permanente per i rimpatri.
È una direzione che richiama direttamente uno dei punti centrali del paradigma Integrazione o ReImmigrazione: la gestione dell’immigrazione non può essere affidata a interventi episodici e frammentati, ma richiede strutture specializzate, cooperazione internazionale e una funzione pubblica stabile dedicata al governo dei flussi. Il modello franco-britannico non coincide con la proposta italiana di una Polizia dell’Immigrazione, ma parte dallo stesso problema: individuare responsabilità operative chiare e strumenti permanenti di controllo.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
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