PROTEZIONE COMPLEMENTARE, RADICAMENTO SOCIALE E OBBLIGHI COSTITUZIONALI NEL SISTEMA POST DECRETO-LEGGE 20 DEL 2023
La recente pubblicazione del decreto del Tribunale Ordinario di Bologna su Calaméo (consultabile al seguente link: https://www.calameo.com/books/008079775e14bd2f3832a) consente di tornare su un nodo centrale del diritto dell’immigrazione contemporaneo, ossia la ridefinizione della protezione complementare nel contesto normativo successivo al decreto-legge 10 marzo 2023, numero 20, convertito con modificazioni dalla legge 5 maggio 2023, numero 50.
Il provvedimento si colloca all’interno di un dibattito giurisprudenziale che, lungi dall’essersi esaurito con l’intervento normativo del 2023, ha trovato proprio nelle decisioni di merito più recenti un terreno di chiarificazione sistematica. In tale prospettiva, il decreto in esame assume un valore paradigmatico, in quanto affronta in modo diretto la questione della perdurante operatività della tutela della vita privata e familiare quale fondamento della protezione complementare.
Il Collegio bolognese muove da una ricostruzione rigorosa dell’articolo 19 del decreto legislativo 25 luglio 1998, numero 286, evidenziando come la riforma del 2023 abbia inciso esclusivamente su una parte della disciplina, senza intaccare il nucleo essenziale costituito dal richiamo agli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato. Tale impostazione consente di affermare, in termini netti, che il diritto al rispetto della vita privata e familiare, sancito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, continua a rappresentare un parametro vincolante per l’autorità amministrativa e per il giudice.
Particolarmente significativa è la valorizzazione del principio di comparazione, quale criterio metodologico imprescindibile nella valutazione delle domande di protezione complementare. Il decreto richiama espressamente l’elaborazione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, ribadendo che il giudizio deve articolarsi attraverso il confronto tra la condizione individuale del richiedente nel Paese di origine e il livello di integrazione raggiunto nel territorio nazionale. In tale contesto, il radicamento sociale non assume una funzione meramente accessoria, ma si configura come elemento strutturale della tutela, idoneo a incidere sulla stessa configurazione della vulnerabilità.
La decisione pubblicata su Calaméo si distingue, inoltre, per la chiarezza con cui affronta il rapporto tra diritto interno e fonti sovranazionali. Il Tribunale afferma che la tutela dei diritti fondamentali non può essere compressa sulla base di interpretazioni restrittive derivanti dal diritto convenzionale, ma deve essere letta in una logica di massima espansione delle garanzie, in coerenza con il sistema costituzionale. Ne deriva un’impostazione che riconosce alla protezione complementare una funzione di attuazione del diritto di asilo costituzionale, inteso quale strumento di garanzia di uno standard minimo di dignità della persona.
Sotto il profilo applicativo, il decreto offre un esempio concreto di come tali principi debbano essere declinati nel caso concreto. Il riconoscimento della protezione complementare viene fondato su una pluralità di elementi: la continuità dell’attività lavorativa, la stabilità abitativa, la conoscenza della lingua italiana e, più in generale, la costruzione di una rete di relazioni sociali. Tali elementi vengono letti unitariamente, quali indicatori di un radicamento effettivo, la cui interruzione determinerebbe una lesione significativa del diritto alla vita privata.
In questa prospettiva, la decisione si pone in linea con quell’orientamento che rifiuta una lettura riduttiva della protezione complementare come misura residuale, restituendole invece una funzione centrale nel sistema di tutela multilivello dei diritti fondamentali. Il riferimento costante agli obblighi costituzionali e internazionali consente di superare le incertezze interpretative generate dalla riforma del 2023, riaffermando la continuità del sistema e la necessità di un approccio sostanziale, ancorato alla realtà concreta delle persone.
L’analisi del decreto conferma, in definitiva, come la protezione complementare rappresenti oggi uno dei principali strumenti attraverso cui il diritto dell’immigrazione realizza un equilibrio tra esigenze di controllo dei flussi e tutela della dignità umana. In tale equilibrio, il radicamento sociale e il percorso di integrazione assumono un ruolo decisivo, imponendo al giudice una valutazione attenta e individualizzata, capace di cogliere la complessità delle situazioni concrete.
La pubblicazione su Calaméo consente dunque non solo la diffusione del provvedimento, ma anche la sua collocazione all’interno di un più ampio percorso di riflessione scientifica, nel quale la protezione complementare emerge come laboratorio privilegiato per l’interpretazione evolutiva dei diritti fondamentali nel diritto dell’immigrazione contemporaneo.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID:
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
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