Cassazione n. 1451/2026: il termine per opporsi all'espulsione e la residenza all'estero

Cassazione n. 1451/2026: il termine per opporsi all'espulsione e la residenza all'estero

Il ricorso contro il decreto prefettizio di espulsione è soggetto a termini brevi, disciplinati dall'articolo 18 del decreto legislativo n. 150/2011. Il termine ordinario di venti giorni dalla notificazione è elevato a quaranta quando il ricorrente risiede all'estero. La distinzione non può essere affrontata ignorando la concreta situazione dell'interessato.

La Cassazione, con ordinanza n. 1451/2026, ha affrontato l'interpretazione del presupposto della residenza all'estero, richiamando l'effettiva collocazione personale e territoriale del destinatario del provvedimento. Non è sufficiente applicare meccanicamente il termine più lungo in base alla cittadinanza straniera, né quello più breve sulla scorta di un dato anagrafico privo di verifica.

La questione processuale ha effetti immediati: un errore nel calcolo della scadenza può produrre l'inammissibilità dell'opposizione. Nell'esame del caso occorre documentare la notificazione, l'effettiva presenza dell'interessato e gli elementi che consentono di stabilire il termine applicabile.

La decisione richiama la necessità di distinguere diritto sostanziale a contestare l'espulsione e rispetto dei presupposti formali del rimedio giurisdizionale.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.