Ex minori vittime di abusi: lo status di rifugiato può restare dovuto dopo i 18 anni
Due recenti decreti del Tribunale di Torino hanno affrontato la posizione di giovani ivoriani che avevano subito gravi violenze durante l’infanzia e che, nel frattempo, avevano raggiunto la maggiore età.
Il punto centrale riguarda le cosiddette compelling reasons: il fatto che una persona non sia più minorenne non cancella automaticamente gli effetti persistenti delle persecuzioni o delle violenze subite quando era bambino.
La valutazione deve quindi tenere conto della natura e della gravità degli abusi, dell’età in cui si sono verificati, delle conseguenze psicologiche ancora presenti e dell’eventuale impossibilità di pretendere un ritorno nel Paese d’origine come se quelle esperienze fossero ormai irrilevanti.
Per la difesa, la conseguenza pratica è importante: nei procedimenti relativi a ex minori non accompagnati o a persone vittime di gravi abusi durante l’infanzia, la maggiore età non deve diventare una cesura artificiale nella ricostruzione della storia personale.
La documentazione medica e psicologica, il percorso di accoglienza, le relazioni educative, la storia familiare e le conseguenze residue delle violenze assumono un ruolo centrale.
Le decisioni confermano così un principio più generale: la vulnerabilità può cambiare forma con il passare del tempo, ma non scompare per effetto del solo dato anagrafico.
È un criterio che consente di leggere in modo più realistico la posizione di chi raggiunge la maggiore età portando con sé conseguenze profonde di persecuzioni subite quando era ancora minore.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.