L'interpretazione linguistica nelle procedure d'asilo: garanzia individuale e qualità della decisione pubblica
L'interpretazione linguistica nelle procedure d'asilo: garanzia individuale e qualità della decisione pubblica
La qualità di una procedura di protezione internazionale dipende anche dalla capacità dell'amministrazione di comprendere correttamente ciò che il richiedente dichiara. Quando una persona descrive persecuzioni, eventi traumatici o circostanze familiari in una lingua diversa dall'italiano, l'interpretazione non è un servizio accessorio: è uno strumento essenziale per rendere effettivo il contraddittorio e per accertare i fatti.
Il quadro europeo
La direttiva 2013/32/UE, nell'ambito del regime cui si applica, disciplina le garanzie dei richiedenti protezione internazionale. L'articolo 12 prevede, tra l'altro, l'assistenza di un interprete per esporre il proprio caso alle autorità competenti, quando necessario. L'articolo 15 disciplina le condizioni del colloquio personale, richiedendo una comunicazione adeguata e tenendo conto delle circostanze personali del richiedente. Il quadro deve essere coordinato con la normativa europea e nazionale applicabile nel tempo, anche alla luce della transizione verso gli atti del Patto UE su migrazione e asilo.
La precisione conta più della mera presenza di un interprete
Un colloquio non è sufficientemente comprensibile solo perché vi partecipa formalmente un interprete. Dialetto, terminologia locale, date, parentela e differenze culturali possono incidere sulla restituzione del racconto. Se emergono difficoltà linguistiche, esse dovrebbero essere verbalizzate e affrontate durante l'audizione. La valutazione di credibilità non dovrebbe trasformare automaticamente una difficoltà di traduzione in un'incoerenza attribuita al richiedente.
Il ruolo del verbale
Il verbale del colloquio ha una funzione probatoria e procedimentale rilevante. Per questo occorre curare l'esattezza dei passaggi essenziali, distinguere quanto dichiarato dal richiedente dalle domande formulate e permettere di far emergere eventuali incomprensioni. La possibilità di individuare errori e di presentare osservazioni secondo la disciplina applicabile contribuisce a una decisione più controllabile.
Una questione di organizzazione amministrativa
L'efficienza del sistema non si misura soltanto nel numero di audizioni svolte. Conta anche la disponibilità di interpreti adeguati, la programmazione dei colloqui, la formazione degli operatori e la documentazione degli eventuali problemi di comunicazione. Un errore linguistico può produrre ulteriore istruttoria e contenzioso: investire nella qualità iniziale è dunque anche una scelta di razionalità amministrativa.
Conclusione
La garanzia linguistica tutela il richiedente, ma anche l'affidabilità delle decisioni dello Stato. Una procedura rigorosa deve poter ricostruire i fatti senza confondere ostacoli comunicativi e contraddizioni sostanziali. La trasparenza del colloquio e la tracciabilità delle difficoltà interpretative sono requisiti concreti di una buona amministrazione dell'asilo.
Fonti normative: Direttiva 2013/32/UE, articoli 12 e 15; D.Lgs. 25/2008.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.