Patto UE su migrazione e asilo: il nodo dei trasferimenti e la nuova responsabilità amministrativa degli Stati
Patto UE su migrazione e asilo: il nodo dei trasferimenti e la nuova responsabilità amministrativa degli Stati
L’entrata in piena applicazione, dal 12 giugno 2026, del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo ha modificato profondamente il quadro giuridico della gestione delle domande di protezione internazionale e dei rapporti di responsabilità tra Stati membri.
Uno dei profili più delicati riguarda il funzionamento del Regolamento (UE) 2024/1351 sulla gestione dell’asilo e della migrazione. La disciplina non si limita a sostituire il precedente sistema di Dublino: introduce una logica più strutturata di responsabilità, cooperazione operativa e solidarietà, accompagnata da meccanismi di monitoraggio più stringenti.
La Commissione europea ha segnalato nel 2026 la necessità di garantire una cooperazione effettiva nei trasferimenti tra Stati membri. In particolare, ha rilevato che, nelle prime settimane di applicazione del nuovo sistema, permanevano difficoltà operative con riferimento all’Italia, nonostante l’accettazione delle richieste e notifiche secondo le nuove regole. Il tema non è meramente logistico: riguarda direttamente l’effettività del regolamento europeo.
Il nuovo assetto rende quindi centrale la capacità delle amministrazioni nazionali di organizzare in modo coerente le procedure di presa e ripresa in carico, i trasferimenti, lo screening, la registrazione e lo scambio di dati. Il sistema presuppone che il diritto europeo non rimanga affidato a prassi amministrative disomogenee.
Questo passaggio ha una rilevanza istituzionale più ampia. Il Patto sposta progressivamente l’asse da una gestione prevalentemente emergenziale della migrazione verso un modello amministrativo permanente, integrato e interoperabile. La responsabilità degli Stati membri non si misura più soltanto sulla decisione finale relativa alla domanda di protezione, ma anche sulla capacità di rispettare procedure, tempi, obblighi di cooperazione e standard comuni.
La scadenza del 15 ottobre 2026, prevista per una nuova valutazione della Commissione sulle pratiche relative ai trasferimenti e sull’eventuale presenza di carenze sistemiche, rappresenta quindi un passaggio significativo. Non si tratta soltanto di una verifica tecnica, ma di un banco di prova per l’effettiva tenuta del nuovo sistema europeo.
Dal punto di vista giuridico, il punto essenziale è questo: con il nuovo Patto, il diritto dell’asilo europeo entra in una fase nella quale l’effettività amministrativa diventa parte integrante della legalità. Le regole comuni non possono funzionare se gli apparati nazionali continuano a operare secondo logiche frammentarie o emergenziali.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.