Revoca della cittadinanza italiana e falsità documentale: il potere di autotutela tra legalità e affidamento
Abstract
Il contributo analizza il parere reso dalla Prima Sezione del Consiglio di Stato nell’adunanza del 4 dicembre 2025, relativo all’affare numero 669 del 2023, concernente l’annullamento in autotutela di un decreto di concessione della cittadinanza italiana ottenuto sulla base di documentazione risultata falsa. L’analisi si concentra sui presupposti applicativi dell’articolo 21-nonies della legge n. 241 del 1990, sui limiti del legittimo affidamento e sul rapporto tra falsità documentale e stabilità dello status civitatis.
1. Inquadramento della questione
La cittadinanza italiana, pur rappresentando il punto di approdo di un procedimento amministrativo, non è sottratta ai principi generali dell’azione amministrativa. In particolare, essa resta esposta al potere di autotutela dell’Amministrazione quando emerga che il provvedimento concessorio sia stato adottato sulla base di una falsa rappresentazione dei presupposti di fatto. Il parere in esame si inserisce in un filone giurisprudenziale volto a riaffermare la centralità del principio di legalità anche a fronte di posizioni soggettive consolidate nel tempo.
2. I fatti essenziali dell’affare
Nel caso esaminato, il decreto di concessione della cittadinanza, adottato nel 2017, è stato successivamente annullato a seguito dell’accertamento della falsità dei certificati di nascita e del certificato penale prodotti dal richiedente. A distanza di anni, l’Amministrazione ha ritenuto insanabilmente viziata l’istruttoria originaria, procedendo al ritiro del provvedimento. Il ricorrente ha invocato il decorso del tempo, la buona fede e l’asserita violazione delle garanzie partecipative, proponendo ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
3. L’applicazione dell’art. 21-nonies l. 241/1990
Il Consiglio di Stato chiarisce che il limite temporale all’esercizio dell’autotutela non opera quando l’illegittimità del provvedimento derivi da una falsa rappresentazione dei fatti imputabile al destinatario. In tali ipotesi, il decorso del tempo non consolida la posizione soggettiva, poiché nessun affidamento meritevole di tutela può sorgere da un vantaggio conseguito mediante documentazione falsa. La valutazione sull’interesse pubblico risulta, in questi casi, intrinseca alla necessità di rimuovere un atto viziato alla radice.
4. Falsità documentale e irrilevanza della distinzione materiale/ideologica
Particolarmente significativo è il passaggio in cui il Consiglio di Stato esclude rilevanza alla distinzione tra falsità materiale e falsità ideologica, nonché all’eventuale assenza di responsabilità penale del richiedente. Ciò che assume rilievo decisivo è l’oggettiva non veridicità dei documenti posti a fondamento del provvedimento favorevole, idonea a compromettere l’intero procedimento amministrativo.
5. Garanzie partecipative e comunicazione di avvio del procedimento
La decisione affronta anche il tema delle garanzie procedimentali, affermando che la comunicazione di avvio del procedimento può essere omessa quando la partecipazione del privato non sia in grado di incidere sull’esito finale. In presenza di una falsità documentale accertata e non contestata nel suo dato oggettivo, l’apporto partecipativo non potrebbe condurre a una diversa determinazione dell’Amministrazione.
6. Considerazioni conclusive
Il parere in commento conferma un orientamento rigoroso in materia di cittadinanza, riaffermando che lo status civitatis non può fondarsi su presupposti falsi e che la stabilità del rapporto giuridico è subordinata alla legittimità originaria del provvedimento. La pronuncia assume rilievo sistemico, poiché rafforza l’idea che l’integrazione giuridica dello straniero passi anche attraverso il rispetto delle regole procedimentali e della veridicità documentale, senza spazi per sanatorie di fatto fondate sul mero decorso del tempo.
Fonte primaria del provvedimento
La decisione oggetto di analisi è consultabile integralmente nella pubblicazione Calameo:
👉 https://www.calameo.com/books/0080797755a8023a7e568
(link diretto: https://www.calameo.com/books/0080797755a8023a7e568)
Avv. Fabio Loscerbo
Dichiarazione di trasparenza sulle fonti:
Il presente contributo si basa esclusivamente sull’analisi del testo ufficiale del parere del Consiglio di Stato, pubblicato nella versione integrale indicata sopra. Non sono state elaborate massime né parafrasi del principio di diritto diverse da quanto desumibile direttamente dalla motivazione del provvedimento.
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