domenica 22 febbraio 2026

Precedenti penali e diniego del permesso di soggiorno: il divieto di automatismi amministrativi nella recente giurisprudenza del TAR Bologna

 Precedenti penali e diniego del permesso di soggiorno: il divieto di automatismi amministrativi nella recente giurisprudenza del TAR Bologna


La presente riflessione prende le mosse da una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, sede di Bologna, che affronta un tema di costante attualità nel diritto dell’immigrazione: il rapporto tra precedenti penali dello straniero e diniego del permesso di soggiorno. Si tratta di una questione che, nella prassi delle questure, continua a essere trattata con un approccio spesso semplificato e talvolta apertamente distorsivo del quadro normativo vigente.

La decisione del TAR Bologna si colloca nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che esclude in modo netto la possibilità di fondare il diniego del titolo di soggiorno su un automatismo legato all’esistenza di precedenti penali. Il giudice amministrativo ribadisce, con argomentazione lineare e coerente, che la mera indicazione di condanne pregresse non è sufficiente a giustificare un provvedimento negativo, in assenza di una valutazione concreta, individuale e attualizzata della posizione dello straniero.

Il punto di riferimento normativo resta l’articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, numero 286, che impone all’amministrazione un obbligo di valutazione complessiva della situazione personale. Tale disposizione, letta alla luce dei principi costituzionali di ragionevolezza, proporzionalità e buon andamento dell’azione amministrativa, esclude ogni forma di automatismo e richiede un effettivo bilanciamento tra gli elementi sfavorevoli, quali i precedenti penali, e quelli favorevoli, come la vita privata e familiare, il percorso lavorativo, il radicamento sociale e il tempo trascorso dai fatti oggetto di condanna.

La sentenza analizzata mette in evidenza come il vizio principale del provvedimento impugnato risieda nella carenza di motivazione. L’amministrazione si era limitata a richiamare i precedenti penali senza dar conto di alcuna valutazione discrezionale reale, né della pericolosità sociale attuale dell’interessato, né dell’evoluzione della sua condizione personale. In questo modo, la discrezionalità amministrativa si è trasformata in una decisione meramente automatica, priva di istruttoria effettiva e, proprio per questo, illegittima.

Dal punto di vista sistematico, la pronuncia del TAR Bologna conferma che il diritto dell’immigrazione non tollera scorciatoie decisionali. Il potere dell’amministrazione di incidere sul diritto al soggiorno, che ha ricadute dirette sulla vita privata, familiare e lavorativa della persona, deve essere esercitato con particolare rigore motivazionale. L’assenza di una valutazione individualizzata non rappresenta un vizio formale secondario, ma incide sulla legittimità stessa del provvedimento.

La decisione assume rilievo anche sotto il profilo pratico, poiché ribadisce un principio che dovrebbe orientare l’azione amministrativa quotidiana: i precedenti penali sono un elemento della valutazione, non il suo esito predeterminato. L’amministrazione è chiamata a dimostrare, attraverso una motivazione puntuale, perché tali precedenti risultino ancora oggi rilevanti e incompatibili con il mantenimento o il rinnovo del titolo di soggiorno, alla luce della situazione attuale dello straniero.

Il testo integrale della pubblicazione, contenente la sentenza e l’analisi giuridica di riferimento, è disponibile su Calaméo al seguente indirizzo:
https://www.calameo.com/books/008079775f4e8338cb9e5
https://www.calameo.com/books/008079775f4e8338cb9e5

In conclusione, la pronuncia del TAR Bologna conferma un principio che dovrebbe essere ormai acquisito: nel diritto dell’immigrazione, la discrezionalità amministrativa non può mai degenerare in automatismo. Ogni decisione sul permesso di soggiorno deve essere il risultato di una valutazione concreta, proporzionata e motivata, capace di restituire centralità alla persona e alla sua storia, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.


Avv. Fabio Loscerbo

العنوان: بدون سكن ثابت، لا إقامة؟


 

No Residence, No Permit?


 

Precarietà abitativa e rinnovo del permesso di soggiorno: la residenza quale presupposto sostanziale tra ordine pubblico e integrazione

 Precarietà abitativa e rinnovo del permesso di soggiorno: la residenza quale presupposto sostanziale tra ordine pubblico e integrazione

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Ter, n. 3262 del 20 febbraio 2026 (ricorso iscritto al numero di ruolo generale 16545 del 2022), affronta con chiarezza un nodo strutturale del diritto dell’immigrazione: il rilievo della stabilità abitativa ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

Il testo integrale della decisione è consultabile al seguente link:
Calameo – Pubblicazione della sentenza
https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301
(URL esteso: https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301)

La vicenda sottoposta al vaglio del giudice amministrativo prende le mosse dal diniego opposto dalla Questura al rinnovo del titolo di soggiorno, motivato sulla base della ritenuta irreperibilità dell’istante e della mancanza di un domicilio effettivo e verificabile. In particolare, l’Amministrazione aveva accertato che l’indirizzo indicato non corrispondeva a una situazione abitativa concreta, con esito negativo delle verifiche effettuate.

Il Collegio ha ritenuto legittimo il provvedimento di diniego, valorizzando un orientamento giurisprudenziale consolidato secondo cui la certezza della situazione abitativa costituisce presupposto indispensabile per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. La decisione si colloca dunque nel solco di una lettura sostanziale dei requisiti di permanenza sul territorio nazionale, nella quale la dimora effettiva assume una funzione non meramente formale ma strutturale.

La pronuncia si fonda su un principio che merita attenzione sistematica: il titolo di soggiorno non è espressione di un automatismo legato al solo dato lavorativo, bensì il risultato di una valutazione complessiva della posizione dello straniero. In tale quadro, la precarietà alloggiativa – soprattutto quando si traduca in irreperibilità – incide direttamente sulla possibilità per l’Amministrazione di esercitare i propri poteri di controllo e di verifica, con evidenti riflessi in termini di ordine pubblico.

Particolarmente significativo è il passaggio in cui il giudice esclude che la falsa indicazione dell’indirizzo possa essere degradata a mera irregolarità formale. Essa viene qualificata come elemento dirimente, idoneo di per sé a giustificare il rigetto dell’istanza. Si tratta di un’affermazione che rafforza la centralità del principio di leale collaborazione e di correttezza nei rapporti tra amministrato e pubblica amministrazione, specialmente in un settore caratterizzato da un elevato tasso di discrezionalità tecnica.

La sentenza richiama inoltre il principio tempus regit actum, escludendo la possibilità di valorizzare dichiarazioni di ospitalità o documentazione sopravvenuta rispetto al momento di adozione del provvedimento. Ne deriva una concezione rigorosa del procedimento amministrativo in materia di immigrazione, nel quale la completezza e la veridicità della documentazione devono essere assicurate sin dall’origine.

Sul piano sistematico, la decisione sollecita una riflessione più ampia sul concetto di integrazione. La stabilità abitativa viene implicitamente elevata a indice di radicamento effettivo sul territorio. Non si tratta soltanto di un requisito tecnico, ma di un elemento che concorre a definire la qualità della presenza dello straniero nello Stato ospitante. L’integrazione, pertanto, non può essere ridotta al solo inserimento lavorativo, ma richiede una presenza reale, tracciabile e conforme alle regole dell’ordinamento.

In prospettiva futura, la pronuncia del TAR Lazio conferma una tendenza verso una crescente valorizzazione dei profili sostanziali della permanenza legale, rafforzando l’idea che la stabilità e la trasparenza della posizione anagrafica costituiscano condizioni imprescindibili per il mantenimento del titolo di soggiorno.

La pubblicazione su Calameo consente un’analisi diretta della motivazione, utile per la prassi forense, per l’attività amministrativa e per l’approfondimento scientifico del tema.

Dichiarazione di trasparenza sulle fonti: il presente contributo si basa esclusivamente sulla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Ter, n. 3262 del 20 febbraio 2026, ricorso numero di ruolo generale 16545 del 2022, come pubblicata integralmente nel link sopra indicato. I riferimenti giurisprudenziali richiamati sono quelli contenuti nella motivazione della decisione.

Avv. Fabio Loscerbo

sabato 21 febbraio 2026

Conversión del permiso estacional en Italia: no es automática

 Conversión del permiso estacional en Italia: no es automática

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Toscana confirma un punto fundamental: la conversión del permiso de residencia estacional en permiso por trabajo no es automática.

La ley italiana exige al menos tres meses de trabajo regular y una oferta laboral válida. En el sector agrícola, esto se traduce en un mínimo de 39 jornadas laborales en tres meses.

En el caso analizado (sentencia n.º 329/2026), el trabajador no alcanzó ese umbral y alegó que el mal tiempo le impidió completar los días necesarios. El Tribunal rechazó el recurso, destacando que estas circunstancias deben probarse con documentación concreta y precisa.

Conclusión: trabajo real, pruebas sólidas y cumplimiento estricto de los requisitos administrativos.

Texto completo disponible aquí:
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

Avv. Fabio Loscerbo

Pas d’examens, pas de conversion


 

Sin exámenes, sin conversión: por qué el procedimiento es esencial en el derecho de inmigración italiano

 Sin exámenes, sin conversión: por qué el procedimiento es esencial en el derecho de inmigración italiano

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña vuelve a reafirmar un principio fundamental del derecho de inmigración en Italia: un permiso de residencia no puede transformarse de manera retroactiva, y el respeto del procedimiento no es una mera formalidad, sino el núcleo mismo de la tutela jurídica.

Mediante la sentencia número 254 de 13 de febrero de 2026 (recurso inscrito en el registro general con el número 114/2026), el tribunal examinó el caso de un ciudadano extranjero que había ingresado en Italia con un visado por estudios. Al expirar su permiso de residencia, el interesado afirmó haber solicitado la conversión a un permiso por trabajo subordinado. La Questura rechazó la solicitud y, además, emitió un decreto de expulsión.

La decisión íntegra puede consultarse aquí:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

La cuestión central analizada por el Tribunal fue si realmente se había presentado una solicitud formal de conversión. El demandante aportó únicamente el comprobante del pago de la tasa administrativa, pero no un documento que acreditara una petición expresa de cambio del tipo de permiso. Además, el contrato de trabajo invocado fue celebrado después de la presentación de la solicitud de renovación.

Este detalle resultó decisivo.

El Tribunal consideró que la administración actuó correctamente al calificar la petición como una simple solicitud de renovación del permiso de residencia por estudios. En el ordenamiento italiano, la legalidad del acto administrativo debe evaluarse en función de la solicitud efectivamente presentada y de los requisitos existentes en el momento de su presentación. Circunstancias posteriores — como la firma de un contrato de trabajo — no pueden legitimar retroactivamente una conversión que nunca fue formalmente solicitada.

La sentencia reafirma también otro principio consolidado: la Questura no está obligada a valorar de oficio la posibilidad de conceder un permiso distinto si el interesado no ha formulado una solicitud específica en tal sentido. El procedimiento administrativo en materia de inmigración se activa y se delimita por la iniciativa del solicitante. La administración debe pronunciarse sobre lo que se pide, no sobre lo que hipotéticamente podría haberse pedido.

El Tribunal abordó asimismo la cuestión de la traducción del acto administrativo. La resolución de denegación estaba redactada únicamente en italiano. Sin embargo, recordó que la falta de traducción escrita no implica automáticamente la invalidez del acto si el extranjero ha podido interponer recurso dentro del plazo legal y ejercer plenamente su derecho de defensa. En este caso, el recurso fue presentado oportunamente.

Finalmente, la sentencia pone de relieve la naturaleza propia del permiso de residencia por estudios. Este tipo de título exige un recorrido académico real y verificable. En el caso concreto, el solicitante no había aprobado ningún examen universitario, lo que hacía inviable la renovación del permiso.

Más allá del caso específico, la decisión confirma un principio estructural del derecho italiano de inmigración: el sistema se basa en la tipicidad de los permisos de residencia y en la coherencia entre la finalidad declarada y la situación concreta del interesado. Un permiso por estudios no puede convertirse, por simple conveniencia, en un permiso de trabajo. La conversión requiere una solicitud formal y la existencia efectiva de los requisitos legales en el momento de su presentación.

El procedimiento administrativo no es un obstáculo técnico; es el marco jurídico que define y protege los derechos.

Para los estudiantes extranjeros en Italia, el mensaje es claro: el permiso por estudios exige un compromiso académico auténtico. Y quien aspire a trabajar debe seguir rigurosamente el camino legal previsto por la ley.

Avvocato Fabio Loscerbo
Abogado en Bolonia
Derecho de Inmigración

No Exams, No Conversion: Why Procedure Matters in Italian Immigration Law

 No Exams, No Conversion: Why Procedure Matters in Italian Immigration Law

A recent decision of the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna has once again clarified a crucial principle in Italian immigration law: a residence permit cannot be transformed retroactively, and procedural accuracy is not a mere formality — it is the substance of legal protection.

In judgment no. 254 of 13 February 2026 (general register no. 114/2026), the Court addressed the case of a foreign national who had entered Italy with a student visa. Upon expiration of his residence permit, he claimed that he had applied for conversion into a work residence permit. The Police Headquarters rejected the request and also issued an expulsion decree.

The full decision is available here:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

The core issue examined by the Court was whether a formal application for conversion had actually been submitted. The applicant produced only proof of payment of the administrative fee, not a documented request expressly asking for the conversion of the permit. Furthermore, the employment contract relied upon began after the renewal request had been filed.

This detail proved decisive.

The Court clarified that the administration had correctly treated the case as a request to renew the student residence permit. Under Italian law, the legality of an administrative decision must be assessed on the basis of the request effectively submitted and the requirements existing at the time of that request. Subsequent developments — such as a later employment contract — cannot retroactively validate a conversion that was never formally requested.

Equally important is the Court’s reaffirmation of another well-established principle: the Police Headquarters is not obliged to evaluate, on its own initiative, whether the applicant might qualify for a different type of residence permit if no specific request has been made. Immigration procedures are driven by the individual’s application. Authorities must decide on what is requested — not on what might hypothetically have been requested.

The judgment also addressed the argument concerning the lack of written translation of the refusal into a language understood by the applicant. The Court reiterated that the absence of written translation does not automatically invalidate an administrative act if the foreign national has been able to challenge the decision within the legal deadline and fully exercise the right of defense. In this case, the appeal was filed in time.

Perhaps the most substantive aspect of the decision concerns the nature of the student residence permit itself. A permit granted for study purposes presupposes a genuine academic path. In the case at hand, no university exams had been passed. Without demonstrable academic progress, the renewal of the student permit could not be justified.

This ruling sends a clear message: immigration law is built upon typified residence titles, each linked to specific purposes and concrete requirements. A student permit cannot become, by inertia or convenience, a work permit. Conversion requires a formal request and the existence of legal conditions at the time of application.

Administrative procedure, therefore, is not a technical obstacle. It is the legal framework within which rights are formed and protected.

For foreign students in Italy, the lesson is straightforward: study permits require real academic engagement. And if the objective is employment, the legal pathway must be formally and correctly followed.

Avvocato Fabio Loscerbo
Lawyer in Bologna
Immigration Law

Criminal Records Are Not Enough: Bologna Administrative Court Strikes Down Automatic Residence Permit Refusal

 Criminal Records Are Not Enough: Bologna Administrative Court Strikes Down Automatic Residence Permit Refusal

A recent decision by the Administrative Court of Emilia-Romagna, based in Bologna, has once again drawn a clear line between lawful discretion and unlawful automatism in Italian immigration law. At the center of the ruling is a practice still widely used by immigration authorities: refusing or not renewing a residence permit solely on the basis of a foreign national’s criminal record.

The Court’s message is straightforward. Criminal convictions, taken alone, cannot justify the refusal of a residence permit. Public authorities are required to assess each case individually, taking into account the person’s current situation, rather than relying on past conduct as an automatic barrier.

This principle is rooted in Italian law, specifically Article 5, paragraph 5, of the Consolidated Immigration Act. That provision obliges the administration to carry out a comprehensive evaluation of the foreign national’s circumstances, balancing negative elements—such as criminal convictions—with positive factors including family life, employment history, social integration, and the time elapsed since the offences were committed.

In the case examined by the Bologna Administrative Court, the refusal decision was found to be unlawfully reasoned. The authority had merely listed the applicant’s criminal record, without explaining why those convictions still indicated a present and actual threat to public order. There was no real assessment of the individual’s personal development, reintegration into society, or private and family life. As a result, the Court annulled the refusal and sent the case back to the administration for a new and lawful examination.

From a broader perspective, the ruling confirms a trend that is increasingly evident in administrative case law. Immigration authorities do have discretion, but that discretion is not unlimited. When decisions affect fundamental aspects of a person’s life—such as the right to reside legally, work, and maintain family ties—administrative power must be exercised with care, proportionality, and proper reasoning.

The Bologna decision also carries an important practical message. Criminal records are a factor in the assessment, not the conclusion itself. Authorities must demonstrate, through a reasoned analysis, why those records remain relevant today and why they outweigh all other elements in the individual’s favor. Without such an analysis, the refusal of a residence permit cannot stand.

The full publication, including the court decision and legal analysis, is available on Calaméo at the following link:
https://www.calameo.com/books/008079775f4e8338cb9e5
https://www.calameo.com/books/008079775f4e8338cb9e5

Ultimately, this ruling reinforces a key principle of immigration law: there are no shortcuts. Automatic decisions based on past convictions are incompatible with a legal system that requires individualized assessments and respect for proportionality. For both practitioners and foreign nationals, the message is clear—each case must be judged on its own merits.

Avv. Fabio Loscerbo

venerdì 20 febbraio 2026

Konvertimi i lejes sezonale: Gjykata konfirmon kriterin e 39 ditëve pune

 Konvertimi i lejes sezonale: Gjykata konfirmon kriterin e 39 ditëve pune

Një vendim i fundit i Gjykatës Administrative Rajonale të Toskanës sjell sqarime të rëndësishme mbi kushtet ligjore për konvertimin e lejes së qëndrimit sezonale në leje qëndrimi për punë të varur në Itali.

Vendimi, i dhënë nga Seksioni i Dytë me numrin 329 të vitit 2026 dhe i publikuar më 11 shkurt 2026, trajton interpretimin e nenit 24, paragrafi 10, të Dekretit Legjislativ nr. 286 të vitit 1998, dispozita kryesore që rregullon konvertimin e lejeve sezonale.

Sipas ligjit italian, punëtori sezonal mund të kërkojë konvertimin nëse plotëson dy kushte themelore: së pari, ka ushtruar aktivitet pune të rregullt në Itali për të paktën tre muaj; së dyti, ka një ofertë pune të vlefshme si punonjës i varur, me kontratë me afat të caktuar ose të pacaktuar.

Debati juridik lidhej me mënyrën e interpretimit të “tre muajve” në sektorin bujqësor, ku puna është shpesh e ndërprerë dhe e varur nga kushtet atmosferike. Qarkoret administrative kanë përcaktuar një standard konkret: mesatarisht të paktën trembëdhjetë ditë pune në muaj, për një total prej tridhjetë e nëntë ditësh në tre muaj.

Në rastin konkret, punëtori nuk e kishte arritur këtë prag. Ai pretendonte se moti i keq e kishte penguar të punonte mjaftueshëm. Administrata e refuzoi kërkesën dhe çështja u paraqit para gjykatës administrative.

Gjykata konfirmoi ligjshmërinë e refuzimit. Sipas saj, përkthimi i tre muajve në një numër minimal ditësh pune nuk bie ndesh me ligjin, por garanton që punëtori të ketë pasur një përvojë reale dhe efektive pune para dhënies së një lejeje më të qëndrueshme.

Vendimi thekson gjithashtu rëndësinë e provave. Pretendimet për rrethana të jashtëzakonshme, si kushtet e pafavorshme të motit, duhet të mbështeten me dokumentacion të saktë dhe konkret. Deklaratat e përgjithshme nuk mjaftojnë.

Teksti i plotë i vendimit është i disponueshëm në Calaméo:
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

Avv. Fabio Loscerbo

لا امتحانات، لا تحويل: لماذا تُعدّ الإجراءات جوهرية في قانون الهجرة الإيطالي

 لا امتحانات، لا تحويل: لماذا تُعدّ الإجراءات جوهرية في قانون الهجرة الإيطالي

يؤكد حكم حديث صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في إميليا-رومانيا مبدأً أساسيًا في قانون الهجرة الإيطالي: لا يمكن تحويل تصريح الإقامة بأثر رجعي، كما أن احترام الإجراءات ليس مسألة شكلية، بل هو جوهر الحماية القانونية.

بموجب الحكم رقم 254 الصادر في 13 فبراير 2026 (المقيد في السجل العام تحت رقم 114/2026)، نظرت المحكمة في قضية مواطن أجنبي دخل إيطاليا بتأشيرة دراسية. وعند انتهاء صلاحية تصريح إقامته، ادعى أنه تقدم بطلب لتحويل التصريح إلى إقامة للعمل المأجور. غير أن مديرية الشرطة (Questura) رفضت الطلب، وأصدرت كذلك قرارًا بالترحيل.

يمكن الاطلاع على النص الكامل للحكم من خلال الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

المسألة الجوهرية التي تناولتها المحكمة تمثلت في ما إذا كان قد تم بالفعل تقديم طلب رسمي لتحويل التصريح. المستند الذي قدمه المدعي لم يكن سوى إيصال دفع الرسوم الإدارية، ولم يتضمن طلبًا صريحًا بتغيير نوع الإقامة. إضافة إلى ذلك، فإن عقد العمل الذي استند إليه أُبرم بعد تقديم طلب تجديد تصريح الدراسة.

وقد كان هذا التفصيل حاسمًا في القرار.

أكدت المحكمة أن الإدارة تصرفت بشكل صحيح عندما اعتبرت الطلب مجرد طلب لتجديد تصريح الإقامة للدراسة. فوفقًا للقانون الإيطالي، تُقيَّم مشروعية القرار الإداري استنادًا إلى الطلب الفعلي المقدم والشروط القائمة في لحظة تقديمه. ولا يمكن لظروف لاحقة — مثل الحصول على عقد عمل بعد ذلك — أن تضفي شرعية بأثر رجعي على تحويل لم يُطلب رسميًا.

كما أعادت المحكمة التأكيد على مبدأ مستقر: لا تلتزم مديرية الشرطة بدراسة إمكانية منح نوع آخر من تصاريح الإقامة من تلقاء نفسها إذا لم يُقدَّم طلب محدد بذلك. فالإجراءات الإدارية في مجال الهجرة تقوم على مبادرة صاحب الشأن، والإدارة تفصل فيما يُطلب منها تحديدًا، لا فيما كان يمكن طلبه.

وتطرقت المحكمة أيضًا إلى مسألة ترجمة قرار الرفض، الذي صيغ باللغة الإيطالية فقط. وأوضحت أن عدم وجود ترجمة مكتوبة لا يؤدي تلقائيًا إلى بطلان القرار، ما دام الشخص المعني قد تمكن من الطعن فيه ضمن المهلة القانونية وممارسة حقه في الدفاع بشكل كامل. وفي هذه القضية، تم تقديم الطعن في الوقت المناسب.

أما من حيث الجوهر، فقد شددت المحكمة على أن تصريح الإقامة للدراسة يفترض وجود مسار أكاديمي حقيقي يمكن التحقق منه. وفي الحالة محل النظر، لم يجتز المتقدم أي امتحان جامعي، الأمر الذي حال دون تجديد التصريح.

تؤكد هذه القضية مبدأً بنيويًا في نظام الهجرة الإيطالي: يقوم النظام على تحديد واضح لأنواع تصاريح الإقامة، وعلى ضرورة الانسجام بين الغاية المعلنة والوضع الفعلي. فلا يمكن لتصريح دراسي أن يتحول إلى تصريح عمل بدافع الملاءمة أو بعد نشوء ظروف لاحقة. إن التحويل يتطلب طلبًا رسميًا وتوافر الشروط القانونية في لحظة تقديمه.

وعليه، فإن الإجراءات الإدارية ليست عقبة شكلية، بل الإطار القانوني الذي يُنشئ الحقوق ويحميها.

الرسالة للطلبة الأجانب في إيطاليا واضحة: تصريح الدراسة يتطلب التزامًا أكاديميًا حقيقيًا. ومن يرغب في العمل، عليه أن يسلك الطريق القانوني الصحيح وفقًا لما ينص عليه القانون.

Avvocato Fabio Loscerbo
محامٍ في بولونيا
قانون الهجرة

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